Morto Fabio Grossi, attore e compagno di Leo Gullotta da 46 anni

Fabio Grossi è morto a Roma a 68 anni. Attore, poi regista, accanto a Leo Gullotta dal 1980. La causa non è stata comunicata.

25 agosto 2026 16:23
Morto Fabio Grossi, attore e compagno di Leo Gullotta da 46 anni - Profilo Facebook Fabio Grossi/Rai News
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Aveva 68 anni e a inizio agosto aveva firmato la sua ultima regia teatrale, con Gullotta unico interprete.

Fabio Grossi è morto lunedì 24 agosto a Roma, all'età di 68 anni. Attore, regista e autore teatrale, era il compagno di Leo Gullotta dal 1980 e con lui si era unito civilmente nel 2019. La notizia ha iniziato a circolare sui social prima della conferma arrivata dalla famiglia.

La causa del decesso non è stata resa nota e al 25 agosto non sono state comunicate né la data né il luogo dei funerali. Al grande pubblico il nome di Grossi arriva quasi sempre affiancato a quello di Gullotta, mentre la sua carriera era cominciata anni prima di quell'incontro, su un palcoscenico romano, quando aveva diciannove anni.

Dal debutto pirandelliano del 1977 al cinema delle commedie

Nato a Roma il 29 gennaio 1958, aveva studiato recitazione da ragazzino con lezioni private e nel 1977 debuttò in teatro ne L'uomo, la bestia e la virtù di Luigi Pirandello, diretto da Edmo Fenoglio. Con lo stesso regista tornò in scena l'anno dopo ne Le pillole di Ercole. Nel 1979, prima di compiere ventidue anni, venne diretto da Luca Ronconi ne L'uccellino azzurro.

Il cinema arrivò nel 1981 con Mia moglie torna a scuola di Giuliano Carnimeo, e da lì una lunga serie di commedie popolari, da I fichissimi di Carlo Vanzina a Pierino contro tutti, W la foca, I carabbimatti, L'onorevole con l'amante sotto il letto. È il tratto finale della commedia all'italiana, quello che il pubblico ha continuato a rivedere in televisione per quarant'anni. Nel 1988 recitò in Scugnizzi di Nanni Loy, poi comparve in Vajont, in L'amico di famiglia di Paolo Sorrentino e in Più buio di mezzanotte, portato a Cannes nel 2014. L'ultimo film da attore è Per il mio bene di Mimmo Verdesca.

In televisione aveva esordito nel 1980 con Black Out, proseguendo con Signori si parte, Happy Circus e Candid Camera Show. Il pubblico delle fiction lo ha visto ne Le ragazze di Piazza di Spagna, in La dottoressa Giò, Commesse 2, La squadra e Un ciclone in famiglia. Nel 2005 interpretava il cardinale Riario nella produzione spagnola I Borgia.

La regia, la coppia portata in scena e lo spettacolo dell'8 agosto

Dai primi anni Duemila si spostò dietro le quinte. Nel 2000 scrisse e diresse al Piccolo Eliseo di Roma Figlio di madre vedova, una rilettura della vicenda di Edipo e Giocasta, dopo il debutto da autore con Ecce Homo, costruito su una laude umbra del Duecento. Nel 2003 mise in scena Lapilli con Gullotta protagonista, e da lì il sodalizio diventò continuo, da Il piacere dell'onestà a Le allegre comari di Windsor del 2010, con Gullotta nei panni di Falstaff, fino al Sogno di una notte di mezza estate prodotto con il Teatro Stabile di Catania nel 2012.

Nella stagione 2013-2014 portò all'Eliseo Prima del silenzio di Giuseppe Patroni Griffi e L'enigma dell'amore, dedicato a Karl Heinrich Ulrichs, tra i primi attivisti omosessuali europei. Il lavoro che li ha esposti di più resta In ogni vita la pioggia deve cadere, testo scritto da Grossi nel 2004 e arrivato sul palco quasi vent'anni dopo nella produzione del Teatro Stabile d'Abruzzo. Recitavano entrambi, nei panni di Papi e Piercarlo, una coppia insieme da oltre quarant'anni a cui nel 1999 arriva una notizia che stravolge tutto.

Il conto degli anni lo aveva fatto Gullotta in un'intervista a Repubblica del gennaio 2026, parlando della sua lunga carriera tra teatro e cinema.

Stiamo insieme da 46 anni, ci siamo uniti civilmente nel 2019

L'ultima regia firmata da Grossi risale a poco più di due settimane prima della morte. L'8 agosto, all'Anfiteatro della Radura di Troina, è andata in scena la prima nazionale di Tiresia, spettacolo di chiusura del Mythos Troina Festival, con Gullotta unico interprete, la drammaturgia costruita insieme a Giusi Checcaglini e le musiche originali di Germano Mazzocchetti.

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