È morta Maricarmen: la donna di 87 anni sfrattata dalla casa di una vita a Madrid
Maricarmen Abascal è morta il 7 ottobre a Madrid, 14 giorni dopo lo sfratto. Non è mai rientrata nella casa dove viveva dal 1956
Maricarmen Abascal è morta mercoledì 7 ottobre all'ospedale Gregorio Marañón di Madrid. Aveva 87 anni ed era ricoverata dal giorno dello sfratto. Il 23 settembre la polizia l'aveva portata fuori in barella dalla casa del quartiere Retiro in cui viveva dal 1956, e da allora non ci era più tornata.
La notizia l'ha data il Sindicato de Inquilinas, il sindacato degli inquilini che l'ha seguita per tutta la vicenda. Il suo caso ha riempito le piazze spagnole, ha portato a due decreti sulla casa e pesa sulla campagna per le elezioni anticipate. Le cause della morte non sono state rese note e la data dei funerali non è ancora stata comunicata.
Un contratto del 1956 e quattro tentativi di sfratto
L'affitto lo aveva firmato il padre nel 1956, quando lei aveva 17 anni. Dopo la morte del padre il contratto era passato alla madre e nel 2005 a Maricarmen, che pagava circa 500 euro al mese con un canone vincolato di vecchio tipo, la cosiddetta renta antigua. Nel 2018 l'edificio è passato alla società Urbagestión. La nuova proprietà ha considerato il contratto estinto e ha chiesto 2.650 euro al mese, poi scesi a 1.650, una cifra comunque più alta della sua pensione.
Tutto il contenzioso ruotava intorno al passaggio del contratto da un familiare all'altro. Il tribunale di primo grado le aveva dato ragione. Poi l'Audiencia Provincial e infine il Tribunal Supremo hanno accolto la tesi della proprietà. Il Comitato ONU per i diritti economici, sociali e culturali aveva chiesto di sospendere la procedura finché non le fosse stata garantita un'altra casa. Lo sfratto è stato eseguito comunque, al quarto tentativo, con centinaia di persone schierate davanti al portone di calle Alcalde Sainz de Baranda.
Il 28 settembre la sua avvocata, Beatriz Duro, aveva annunciato un accordo con Urbagestión. Maricarmen sarebbe rientrata con un contratto di otto anni, pagando il 30% del suo reddito netto. Quel contratto non è mai stato firmato. Il sindacato lo ha ricordato nel comunicato diffuso ieri sera e riportato da El Español.
«Si era ottenuto un accordo storico che le avrebbe permesso di tornare a casa, ma questa soluzione è arrivata troppo tardi. Una situazione del tutto evitabile, dopo un processo torturante».
Cosa succede adesso in Spagna
Dopo lo sfratto, il 29 settembre il governo di Pedro Sánchez ha approvato due decreti legge sulla casa, subito ribattezzati «decreto Maricarmen». Prevedevano lo stop fino al 2030 agli sfratti delle persone vulnerabili senza un'alternativa abitativa, la proroga dei contratti d'affitto in scadenza e limiti agli acquisti di case da parte dei fondi. Il 2 ottobre il Congresso li ha bocciati con i voti di PP, Vox e Junts. Sul primo testo è finita 178 a 172.
Pochi giorni dopo Sánchez ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre. Il 6 ottobre il Consiglio dei ministri ha riapprovato i due decreti, che la Diputación Permanente del Congresso voterà il 16 ottobre. Intanto alla Puerta del Sol resta la tendopoli di protesta, dove alla notizia della morte i manifestanti hanno osservato un minuto di silenzio. I sindacati UGT e CCOO hanno proclamato uno sciopero generale per l'11 novembre.
Sánchez ha commentato la morte dicendo che il Paese sente «questa perdita come propria». Chi ha visto girare la notizia nei giorni scorsi può fare confusione. Il 3 ottobre sui social era circolata una falsa notizia della sua morte, poi smentita. Quella di ieri arriva invece dal comunicato ufficiale del sindacato che la assisteva.