È morta Emma Bonino, la storica leader radicale aveva 78 anni
Emma Bonino è morta a Roma a 78 anni. Ricoverata dal 7 settembre per una crisi respiratoria, era uscita dalla terapia intensiva il 10.
Emma Bonino è morta la mattina di venerdì 11 settembre a Roma, a 78 anni. L'annuncio è arrivato dal suo partito, Più Europa, con una nota che la ricorda come attivista, parlamentare, ministra e commissaria europea. Era ricoverata dal 7 settembre all'ospedale Santo Spirito, dove era arrivata in codice rosso per una crisi respiratoria.
Il giorno prima della morte era uscita dalla terapia intensiva ed era stata trasferita in una struttura privata, una scelta concordata tra il medico curante e i sanitari dell'ospedale. Le sue condizioni restavano delicate, come riferito dall'agenzia ANSA. Con lei se ne va la donna che più di ogni altra, in Italia, ha legato il proprio nome alle battaglie che hanno cambiato la vita quotidiana delle italiane.
Mezzo secolo tra le piazze e le istituzioni
Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, si laurea in Lettere a Milano con una tesi su Malcolm X. Nel 1975 fonda il Centro di informazione sulla sterilizzazione e l'aborto, il CISA, e si fa arrestare per portare sotto gli occhi dell'opinione pubblica le condizioni delle donne che ricorrevano all'aborto clandestino.
Entra alla Camera nel 1976, a 28 anni, con il Partito Radicale, e viene rieletta sei volte. Promuove il referendum che porta alla legalizzazione dell'aborto e, nel 1986, quello contro il nucleare civile. Dagli anni Novanta il percorso si sposta dentro le istituzioni, prima a Bruxelles come commissaria europea, poi al governo.
È ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee tra il 2006 e il 2008, vicepresidente del Senato dal 2008 al 2013, ministra degli Esteri nel governo Letta tra il 2013 e il 2014. Nel 2017 lancia Più Europa, la formazione liberale ed europeista che guida fino alla fine.
Le battaglie che hanno cambiato la vita delle italiane
Divorzio e aborto sono i due fronti su cui il suo nome resta scritto per primo, ma l'elenco è più lungo. Si è battuta contro le mutilazioni genitali femminili, portando il tema alle Nazioni Unite, contro la pena di morte, per la liberalizzazione delle droghe leggere e per l'accesso alla contraccezione, in anni in cui parlarne pubblicamente costava molto.
Nel 2015 aveva annunciato in radio di avere un microcitoma polmonare, una forma aggressiva di tumore, e aveva continuato l'attività politica durante le cure. Nel 2023 aveva dichiarato di essere guarita, ma negli ultimi due anni i problemi respiratori l'avevano costretta a ricoveri ripetuti.
I messaggi di cordoglio hanno attraversato gli schieramenti. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto sui social di averne sempre riconosciuto il peso nella vita pubblica del Paese pur venendo da storie lontane. Paolo Gentiloni l'ha ricordata come una militante della libertà che voleva cambiare le cose e qualche volta ci è riuscita. Il partito ha promesso di trovare le parole solo dal giorno dopo.
Alle ore 13 dell'11 settembre non sono ancora stati comunicati il luogo e la data della camera ardente, né le modalità dei funerali. Non è stata diffusa alcuna nota ufficiale sulle cause immediate del decesso oltre al quadro respiratorio già noto.